05 novembre 2009

News online in pay? Murdoch già frena...

Ho vinto la mia scommessa con l'amico Albert ;-) Dopo aver solo tre mesi fa annunciato di voler far diventare a pagamento le news online dei suoi siti di informazione (con tanti che prontamente erano di conseguenza corsi a dire: ecco la via! Se lo dice lui...), ora Rupert Murdoch "a sorpresa" ha deciso di far slittare tutto il progetto. Io i miei dubbi li avevo subito messi nero su bianco qui sul blog in un post che già dal titolo faceva ben capire come la pensavo in merito: "il miraggio dello Squalo". Beh, che dire, se Murdoch mi vuole come consulente per il web mi mandi qualche milioncino di dollari dei suoi che così la prossima volta gli faccio risparmiare tre mesi di tempo ;-)

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04 novembre 2009

Non regge più il bluff
del "messia" Obama

Esattamente un anno fa Barack Obama vinceva trionfalmente le elezioni presidenziali americane. Più che un presidente sembrava per la verità un Messia dato in dono dal cielo agli Usa e al mondo intero per portare pace e prosperità. Tutti o quasi bambinescamente adoranti ai suoi piedi. Obama ha vinto le elezioni con fiumi di promesse. E qui sta il punto: ha poi continuato a fare lo stesso nel primo anno di governo. Discorsi, parole, promesse, miracoli annunciati. Tanta retorica, ma fatti concreti praticamente zero. La cosa più concreta che si è vista è stato l'orto di zucchine e peperoni piantato dalla first lady Michelle nel giardino della Casa Bianca. Pure il Nobel lo ha vinto "sulla fiducia" (con relativo velo pietoso da stendere sulla commissione che aggiudica il premio). Non c'è da meravigliarsi dunque se proprio oggi invece di far festa per i suoi primi dodici mesi alla Casa Bianca, magari con il solito trito e ritrito discorsone ad uso mass-market sulle grandi sfide del futuro, Obama deve incassare un durissimo colpo elettorale: i Repubblicani hanno conquistato lo Stato del New Jersey e anche la Virginia, che proprio lo scorso anno era stata decisiva per la vittoria dei Democratici. Con le sole chiacchiere non si governa. Chi lo fa rappresenta un bluff, destinato ad essere scoperto. Anche la massa degli ingenui e degli sprovveduti (ovvero il target elettorale per il quale con un'abile campagna di marketing politico è stato studiato a tavolino il "fenomeno Obama") prima o poi non si accontenta più dell'annuncio dei miracoli, vuole toccarli con mano. Persino Gesù dovette fare i conti con San Tommaso...

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03 novembre 2009

La lezione del caso Ford

C'è chi giustamente parla di miracolo a Detroit. La Ford a sorpresa (anche per Wall Street) ha chiuso l'ultimo trimestre con un utile da un miliardo di dollari, dopo tre anni in rosso nei quali ha bruciato in tutto 30 miliardi di dollari. La cosa fa ancora più notizia visto che la Ford contrariamente agli altri due big del settore auto americano, Gm e Chrysler, ha rifiutato i sussidi governativi. In General Motors e Chrysler l'amministrazione Obama ci ha messo decine di miliardi di dollari. In Ford zero. Il presidente della stessa Ford ha fatto capire che sostanzialmente quando è arrivato il peggio l'azienda in qualche modo era già corsa ai ripari con ristrutturazioni, con taglio dei costi, ma anche con il lancio di nuovi modelli. Stessa cosa e nella stessa misura forse non hanno fatto gli altri due gruppi. Insomma, la lezione sembra essere ancora una volta quella che in primis bisogna fare i conti con il mercato. Puntare alla massima efficienza e soprattutto puntare a offrire i prodotti migliori per le esigenze di specifici mercati e segmenti: concetti "basic", ma che a mio avviso in periodi come questi tendono a essere (tragicamente) messi de facto un po' in secondo piano da molti gruppi industriali la cui principale preoccupazione diventa semmai quella di riuscire ad incamerare il massimo di aiuti di Stato. Su questo blog l'ho scritto più volte nei mesi scorsi, quelli in cui tutti "santificavano" il ritorno della vecchia logica delle partecipazioni statali (cosa fatta innanzitutto da Obama), e a maggior ragione dunque lo ripeto ora: qualunque cosa succeda non possiamo buttare nel cestino lo spirito liberale e le logiche di mercato. D'accordo che il "mercato selvaggio" e quello che Tremonti chiama "mercatismo" sono estremi insani e pericolosi (basta vedere il caso cinese...), estremi sicuramente da correggere (è giusto, anche questo l'ho scritto più volte: meglio parlare di fair trade piuttosto che di puro free trade), ma allo stesso modo in nome di una "emergenza crisi" (che poi fa comodo a molti...) non è accettabile di finire dritti dritti e acriticamente all'estremo opposto, quello appunto dell'assistenzialismo e dei "baracconi" tenuti artificialmente in piedi dallo Stato. Le logiche di mercato possono, anzi devono, essere presidiate da paletti e regole, ma altra cosa (propedeutica solo a disastri) è pensare di farne a meno. Perchè le logiche di mercato alla fine saltano sempre fuori, questo caso Ford ne è una dimostrazione, mentre quelle da "socialismo reale" puzzano sempre e comunque di vecchio e stantio.

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29 ottobre 2009

Tutti allenatori,
tutti economisti...

Già, proprio così, sono tutti di colpo grandi esperti di crisi e di macroeconomia. Pure i sindacalisti. Questo ad esempio lo "scenario" odierno di Epifani della Cgil: senza interventi da parte del governo per uscire veramente dalla crisi ci vorranno 7-8 anni. Perfetto, mi piacerebbe solo capire, da modesto ex studente di economia, come viene fuori quel dato dei 7-8 anni, qual è la stima sottostante, i parametri considerati e roba del genere. Giusto per togliermi l'insano dubbio che sia semplicemente un numero "buttato lì" tanto per dire qualcosa. Detto che il futuro resta una incognita (come dimostrano bene tutti gli attuali "esperti" di crisi: nessuno di loro infatti la ha saputa prevedere questa su cui oggi pontificano!), dobbiamo decidere se l'economia la continuiamo almeno vagamente a considerare una disciplina con il suo bagaglio di basi teoriche oppure la trasformiamo definitivamente in qualcosa che assomiglia al "bar dello sport", dove chiunque entra tra un bicchiere di vino e un panino al salame può dire la sua. Ecco, tutti possono diventare grandi economisti. Così come al bar dello sport tutti sono grandi allenatori della nazionale di calcio...

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23 ottobre 2009

A proposito di Smau

A chi ha in programma di andare allo Smau (l'evento è proprio in questi giorni) per tastare la situazione dell'industria dell'informatica e delle telecomunicazioni in questa fase di generale congiuntura economica negativa, consiglio di fare un salto dai miei amici di Zero11 (www.zero11.it), piccola ma interessante società torinese. Già, perchè proprio allo Smau, se i big sembrano un po' a corto di idee (molti stand "fumosi" lo dimostrano), diversi spunti innovativi sembrano venire piuttosto dai piccoli, che sovente trovo molto più concretamente 2.0 di tanti brand altisonanti. In questo senso va proprio la software house Zero11, che presenta una serie di nuovi servizi totalmente web-based per diversi ambiti della gestione di aziende e attività professionali. Se vi va, andate a curiosare. Questo il riferimento: padiglione 4, stand C73.

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22 ottobre 2009

Scenario

Provo qui a esplicitare ulteriormente e a schematizzare quello che ho abbozzato nel precedente post:

1. Il rimbalzo delle Borse non è “naturale”, ma piuttosto “artificiale” (e infatti se ci si va a guardare “dentro” si vede che i volumi sono arrivati soprattutto dal comparto professionale, non dal retail, che a questo punto rischia, come sempre storicamente, di entrare sulla coda del movimento)

2. Sull’onda della grande crisi che l’anno scorso ha travolto i mercati si è parlato di riforme del mondo finanziario e bancario, di pulizia, ma in realtà alla fine a quello stesso mondo (che la crisi ha causato con i suoi eccessi) i governi, a partire da quello di Obama (che ha fatto scuola in questo senso) hanno prontamente regalato vagonate di soldi, senza contropartite. Garanzie di continuità nell’erogazione del credito alle aziende pari a zero e soprattutto riforme e pulizia zero. Come al solito tante parole, nessun fatto.

3. Ora in tutto il mondo siamo ancora in uno scenario di tassi azzerati, per ridare impulso al sistema. Ma è chiaro che non si potrà andare avanti così ancora a lungo. E l’inversione della politica monetaria non sarà una passeggiata. Ci saranno costi, pesanti. Che ancora una volta taluni cercheranno di scaricare su altri.

4. Gli americani in tutto questo devono continuare a manovrare al meglio un fronte per loro sempre più delicato: quello del dollaro e del debito americano (che vuol dire il loro mercato del reddito fisso). Non possono permettersi shock su questo versante.

5. Una cosa che si è capita proprio con la crisi finanziaria è che per come storicamente è arrivato ad essere “tirato” il mercato (vedi “industria” dei derivati), ormai, come si dice, la coperta non copre più tutti (come hanno dimostrato crack tipo quello Lehman).

6. Tutto quanto finora scritto per dire che le prove dure non sono sicuramente finite. Il “conto” per tutto quello che abbiamo visto non è stato ancora tutto pagato. C’è chi doveva pagare una quota pesante e alla fine è stato ancora una volta condonato (le banche) e ci sono tanti altri che non sanno che ancora bisognerà pagare.

7. E non dimentichiamoci mai che tutte le “istituzioni” che ormai a turno quotidianamente annunciano che la crisi è finita sono le stesse che la medesima crisi mica l’hanno saputa prevedere (dunque che credibilità hanno?). Ma c’è di più: le stesse istituzioni vivono spesso in evidente conflitto di interesse. Se si parla ad esempio di far pulizia nel settore delle banche, pensate che chi le rappresenta sia davvero favorevole?

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19 ottobre 2009

Il mercato "artificiale"

Interessante mail questa mattina da un amico (operatore finanziario) che ha rafforzato ulteriormente un'idea che pure io ho in testa ormai da un po'. Il rimbalzo di questi ultimi mesi ha in parte una natura fisiologica, ma in parte anche probabilmente una forte componente che potremmo definire "artificiale". Tutti sappiamo che prima o poi la dinamica inflazionistica deve ripartire. Pensate alle vagonate di fondi pubblici che i vari governi hanno messo a disposizione delle banche: tutta pressione proprio sul fronte del costo del denaro. I tassi dovranno tornare a muoversi verso l'alto. E soprattutto gli americani, che devono manovrare un delicato rapporto di cambio per il loro dollaro, sanno che ancora una volta sarà meglio (per loro) che ad aprire la strada sia il sistema Usa. E allora? Allora, si sta probabilmente "pompando" al massimo sul mercato azionario (grazie anche alle spalle coperte garantite di fatto dagli interventi governativi) per arrivare alti proprio al cambio di rotta sul versante dei tassi. Già, proprio così, il sistema sta pompando al massimo, come una locomotiva nella cui caldaia si continui a buttare legna. Il livello dei derivati lo dimostra. In questo senso il mercato è "artificiale" e non "naturale". Se così è, al giro del vento, quello appunto della politica dei tassi, il rischio di "sgonfiamento" dei mercati sarà molto elevato. Come dire, occhio a non rimanere col cerino in mano.

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