Pausa estiva
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Premesso che non ho seguito nel dettaglio la vicenda del processo Madoff, ma solo superficialmente, devo dire che mi lascia un po' perplesso, come spesso in questi casi, un risultato che vede da una parte punito (giustamente!) chi ha fatto il "buco", ma dall'altra sostanzialmente non toccato il mondo delle banche e della finanza. Nel caso del crack Madoff si parla di una vera e propria montagna di soldi, oltre 50 miliardi di dollari, per una truffa che andava avanti da vent'anni. La domanda, la stessa appunto che si fa sempre in casi simili, come si usa dire nasce spontanea: possibile che uno, per quanto molto introdotto, possa far girare somme ciclopiche per anni e anni senza complicità nel sistema o senza almeno che qualcuno si accorga di cosa sta succedendo? Seppur si trattasse di una vicenda tecnicamente molto diversa, a me è tornata in mente la storia del buco di Societé Generale di più o meno due anni fa. Ve la ricordate? Venne fuori una voragine mostruosa nei conti, una marea di denaro sparita, e si disse che tutto era stato combinato da un trader junior della banca, un trentenne con pochi anni di servizio, senza che nessuno in SocGen si accorgesse di nulla fino al gran botto finale. Comunque, tornando a Madoff, giusto che paghi. Se ci sono complicità che non sono venute fuori, solo lui poteva svelarle e nel caso non lo ha fatto. Dunque, eventualmente paghi pure per quelli che può aver coperto. Un'ultima cosa: naturalmente, e anche in questo caso ritornano alla memoria tanti altri crack, i soldi si sono volatilizzati. Non è stato recuperato quasi nulla. Ricapitolando, sistema bancario e finanziario sostanzialmente solo sfiorato, passa la teoria del nessuno si era accorto di nulla, soldi spariti e destinati a non venire più fuori. Viene da dire che cambiano le situazioni e i valori, ma lo "schema" sembra restare sempre il medesimo. Uno schema che abbiamo visto più volte anche qui in Italia...Etichette: Madoff
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"La crisi è una crisona": così ha detto oggi Romano Prodi, come riportato dalle agenzie di stampa. Beh, meno male che è "resuscitato" (non era andato pure lui in Africa?) per farci questa preziosa rivelazione da super economista, caso mai da soli non ce ne fossimo accorti che quella di questi mesi non è una "crisina". Il fatto che sono crollate le Borse di tutto il mondo, che colossi finanziari come Lehman Brothers sono falliti, che l'economia planetaria ha iniziato ad arrancare, che in tutte le nazioni del globo si è cominciato a parlare della urgenza di aiuti di Stato per evitare il peggio e che un sacco di gente ha temuto un nuovo '29 ci ha per la verità già fatto venire il dubbio che forse appunto non trattavasi di crisetta da quattro soldi, ma, per carità, meno male che ora lui ci ha "illuminato", con acuta e mirata terminologia da professore di economia. Crisona, crisina, crisetta? Ma dov'è che si quantifica la portata di una crisi economica in questo modo? Non so, forse al corso di macroeconomia dell'università dei Puffi...
Continuano gli scioperi nello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Tramite i rappresentanti sindacali gli operai chiedono "risposte concrete". Proprio così dicono, "risposte concrete". E in effetti il tanto glorificato super manager col maglioncino blu Sergio Marchionne non è che è stato molto concreto sul futuro di Termini. Anzi, non lo è stato proprio per niente. Da Torino la scorsa settimana hanno annunciato che dal 2011 lo stabilimento non farà più automobili, ma "altre produzioni". Sì, ok, ma che vuol dire "altre produzioni"? Cosa uscirà da Termini? Detta così, potrebbe essere qualunque cosa: aspirapolveri, scolapasta, ombrelli, macinini per il caffè... Qualcuno dice: beh, ovvio, sarà componentistica per auto. Bene, ma se è ovvio, allora l'uomo col maglioncino blu perchè non lo dice? Non è difficile da pronunciare: "componentistica per auto". Se è così, perchè non dirlo, perchè restare nel vago? Fiat può decidere ciò che vuole, le strategie sono giustamente di competenza dell'azienda, però credo sia giusto far sapere ai lavoratori e magari pure agli azionisti cosa si intende fare di Termini. E dire che lì sarà fatto "altro", beh francamente mi sembra davvero molto vago, troppo vago.Etichette: Fiat, Marchionne, Termini
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Dunque, se Gheddafi va in Parlamento è uno scandalo nazionale, se invece viene ricevuto in pompa magna dalla Confindustria nessun problema, va tutto bene. C'è qualcosa che non torna. Certo, si potrebbe dire che il Parlamento è cosa di tutti, è cosa pubblica, mentre la Confindustria è cosa privata, con gli imprenditori che possono fare quello che vogliono a casa loro. Giusto, peccato solo che in questi ultimi mesi di crisi globale, proprio in casa confindustriale si è chiesto l'intervento pubblico. E, allora, vien da dire che non è che si può essere "privati" o "pubblici" sempre a seconda delle proprie convenienze. Quando fa comodo si è ultraliberisti e si incassano gli utili, viceversa, quando le cose vanno male, si diventa di colpo statalisti e si tende a "scaricare" le perdite. Delle due l'una. E non è certo una questione nuova portata da questa crisi (come in un certo senso invece negli Usa), è una vita che in Italia funziona così. O la grande industria nostrana (perchè di questo parliamo, non delle piccole e medie imprese) è davvero privata e allora niente da dire, oppure se continua nel momento del bisogno a ricorrere in varie forme all'aiuto statale, beh allora, visto che si parla di soldi pubblici, di soldi di tutti noi, allora tutti abbiamo in qualche modo diritto a dire la nostra anche su chi Confindustria riceve. Personalmente non ritengo sia uno scandalo nazionale se Gheddafi viene ricevuto in Italia, però se si decide che così è, allora lo è ugualmente se lo stesso Gheddafi è ricevuto da Confindustria.Etichette: Confindustria, Gheddafi, Marcegaglia